Emissioni in atmosfera, perché, quando, come …

Il punto di partenza sul quale, credo, siamo tutti d’accordo, è che lavorare in un ambiente pulito, ordinato e sano permette di lavorare meglio e soprattutto salvaguarda la salute dei lavoratori.

Partendo da questo presupposto nel DLGS 81/08, all’allegato IV punto 1.9. Microclima, detta prescrizioni sull’aerazione dei luoghi di lavoro chiusi, recitando: “nei luoghi di lavoro chiusi, è necessario far sì che tenendo conto dei metodi di lavoro e degli sforzi fisici ai quali sono sottoposti i lavoratori, essi dispongano di aria salubre in quantità sufficiente …” questo implica che le lavorazioni insalubri, ovvero che producono polveri, fumi, gas, ecc., che possono nuocere alla salute (approfondimento nel prossimo blog/articolo) siano integrate da un sistema di captazione (il più vicino possibile alla fonte) dell’aria inquinata prodotta durante la lavorazione.

Così facendo l’ambiente di lavoro diventa/permane salubre e il datore di lavoro ha assolto all’obbligo di tutelare la salute dei suoi lavoratori.

Vero! Però adempiere a questo obbligo non autorizza, in alcun modo, il datore di lavoro, a “prendere” l’aria inquinata dall’interno e “scaricarla” all’esterno tal quale all’esterno, perchè questa azione genera un inquinamento atmosferico, dove per inquinamento atmosferico s’intende ogni modificazione dell’aria, dovuta all’introduzione nella stessa di una o più sostanze – in quantità e con caratteristiche – tali da compromettere o da costituire un pericolo per la salute umana e/o per la qualità dell’ambiente.

In termini tecnici, “scaricare” nell’aria esterna gli inquinanti generati dalle lavorazioni, assume la definizione di emissione in atmosfera.

Per cui, ogni azienda, prima di avviare una produzione che genera emissioni in atmosfera deve ottenere una preventiva autorizzazione. Il quadro normativo attuale prevede che ogni impianto che produca emissioni in atmosfera sia preventivamente autorizzato dall’ente preposto e rispetti i valori limite imposti.

La normativa
I livelli autorizzativi per le attività industriali individuati dal D.Lgs. 152/2006 sono due:
• Autorizzazioni ordinarie, il cui procedimento è descritto nell’art. 269 del D.Lgs. 152/2006;
• Autorizzazioni generali definite dall’art. 272 commi 2 e 3 per le attività in deroga elencate nella Parte II dell’Allegato IV alla Parte V del D.Lgs. 152/2006.

Per le aziende soggette all’AIA, tale autorizzazione va a sostituire quella relativa alle emissioni ai sensi dell’art. 269 e dell’art.272 del D.Lgs. 152/2006, mentre i due tipi sopracitati sono compresi, se del caso, nell’AUA e l’autorità competente resta la Provincia ma la domanda di autorizzazione va presentata presso il SUAP che riveste il ruolo di “autorità procedente”.

Che cosa fa AZIENDE PROTETTE
nello specifico, AZIENDE PROTETTE opera nell’ambito:
• della consulenza per classificare le attività e gli impianti soggetti alla regolamentazione delle emissioni in atmosfera, le prescrizioni, gli eventuali valori limite da rispettare e le modalità procedurali e gestionali per l’ottenimento ed il corretto esercizio degli stessi.
• dell’espletamento delle procedure per l’acquisizione delle autorizzazioni
• del supporto all’azienda per l’impianto da installare;
• del supporto tecnico per l’iter di acquisizione delle necessarie autorizzazioni
• del supporto tecnico nelle attività di monitoraggio e campionamento delle emissioni per l’osservanza delle prescrizioni previste dall’autoriz