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Ogni imprenditore/dirigente sa analizzare il bilancio della sua azienda, certo non in modo professionale come un addetto ai lavori, ma sicuramente in modo tale da evincere i dati necessari.

Se è così, perché è così, dall’analisi del bilancio emerge chiaramente che una sanzione (sia per la sicurezza che per l’ambiente) NON è un costo detraibile, che non fornire istruzioni corrette e puntuali genera errori  e quindi costi non detraibili, che tamponare l’assenza prolungata del lavoratore, magari per un infortunio, è un costo non detraibile, che predisporre in fretta e furia gli adeguamenti prescritti dall’ente   – a fronte di un sopralluogo –  senza una analisi oggettiva e tantomeno azioni correttive ponderate e quindi a volte spendendo di più e magari anche male è comunque un costo, e potremmo proseguire per pagine e pagine elencando tutti i costi “occulti” e soprattutto non deducibili.

Un’altra valutazione erronea ricorrente è legata al: “lasciamo andare le cose come vanno quando arriverà qualcuno a controllare decideremo il da farsi”, pensando che poi l’intervento si pagherà da solo e comunque vada il calcolo costo beneficio, alla peggio sarà in pareggio. È assolutamente sbagliato, non solo sotto l’aspetto sicurezza ma anche sotto l’aspetto gestionale e soprattutto etico. Piccoli interventi “tampone” invece di interventi corretti e definitivi portano solo ad allungare l’agonia e non a guarire.

Ora, se gestionalmente ed amministrativamente è possibile tenere sotto controllo l’azienda attraverso dei bilanci periodici, per la sicurezza che strumenti ci sono a disposizione …

Il bilancio periodico della sicurezza si chiama documento di valutazione dei rischi, che a seguito di un’analisi puntuale, precisa e periodica dello stato di fatto di tutti i componenti dell’azienda, struttura, impianti tecnologici, macchinari, materie prime, ciclo produttivo, l’ambiente interno ed esterno e non ultimo ogni persona o lavoratore (come dir si voglia)  che agisce e interagisce nell’azienda, esprime lo stato di “salute” generale e permette di prevenire eventi che inciderebbero negativamente sul bilancio economico e soprattutto evita i costi di cui abbiamo accennato in precedenza.

Da qui è comprensibile dedurre che la sicurezza NON è un elemento staccato dal resto dell’azienda ma è una componente che può fare la differenza in positivo o in negativo e se per costo della sicurezza s’intende l’insieme delle persone e delle azioni di implementazione e mantenimento, allora è evidente che sfugge il dato tale per cui NON acquisire ed analizzare il “bilancio della sicurezza” e fare quello che si deve, porta solo costi, perché comunque manca la visone d’insieme dell’azienda.

E se la salute complessiva dell’azienda fosse direttamente proporzionale all’andamento complessivo e positivo, cambierebbe completamente la percezione ad oggi?

Si, bisogna però scardinare la forma pensiero che impedisce la sostituzione delle abitudini negative con nuovi automatismi o abitudini positive, già come se fosse facile ed immediato. effettivamente non lo è, specialmente quando chi dovrebbe stimolare al cambiamento vede solo un aspetto (produzione e marginalità) e di conseguenza l’informazione che trasferisce in basso, tutto è fuorché coinvolgente e positiva.

Facciamo qualche esempio:

  • se il datore di lavoro vede la formazione come una perdita di tempo, un obbligo al quale ottemperare, o una ripetizione di concetti inutili, i lavoratori che frequenteranno un corso, qualunque esso sia, lo vedranno come tempo inutile e perso.
  • se il datore di lavoro vede il documento di valutazione dei rischi come un mero adempimento obbligatorio e non come completamento della visione d’insieme di quelle che saranno le cause di perdite anche economiche, l’organigramma della sicurezza e non ultimi i lavoratori non solo non sapranno di che si tratta e il motivo per cui sarebbe utile partecipassero ma saranno addirittura ben lungi dal partecipare attivamente e fattivamente.

Quindi?